Il musicista napoletano porterà il suo ritmo trascinante e i suoi testi carichi di poesia al Parco degli Acquedotti, il 18 giugno, con"Grande Sud" di Concita De Simone
Mandola e chitarra battente; sole e terra; ritmo e poesia: questi i connubi per presentare Eugenio Bennato, quello della Taranta Power (www.tarantapower.it), quello che a Sanremo, all’ultimo Festival, con “Grande sud” ha scatenato la compassata platea e che a Vicenza, al Festival Biblico tenutosi nelle scorse settimane, ha proposto una grande festa della “mediterraneità”, come luogo di incontro e dimora di popoli e culture diverse.
In pieno tour promozionale, per presentare al pubblico il suo nuovo album “Grande Sud”, 5 canzoni inedite più 7 motivi estremamente popolari del suo repertorio, ri arrangiati e reinterpretati, Eugenio Bennato sarà anche a Roma il prossimo 18 giugno al Parco degli Acquedotti, nei pressi di Cinecittà. Mandola, chitarra battente (quella a 5 corde, di origine barocca) e tamburello, sono gli strumenti principali della sua taranta. Il sole, di cui si diceva all’inizio, è quello di Napoli, la città che gli ha dato i natali nel 1947 e la terra rappresenta il suo attaccamento viscerale alle sue origini. Il ritmo è quello trascinante delle sue composizioni; la poesia, quella dei suoi testi e quella dell’espressività con cui ammalia sul palco.
Incontriamo Eugenio Bennato nella sede dell’ufficio che gli cura la promozione (Italia Promotions), dove lui, da bravo meridionale accogliente, fa gli onori di casa offrendo a tutti un tiramisù.
Quando uno pensa a Eugenio Bennato, pensa alla Taranta power, che non è solo una canzone del tuo ultimo album, ma un vero e proprio movimento che tu hai fondato esattamente 10 anni fa. Che cos’era allora e cos’è diventato oggi?
Era la convinzione che fossero maturi i tempi per chiamare a raccolta tante energie, perché il movimento si appoggiava a me ma ha coinvolto subito tante persone spontaneamente. Tutto è nato durante un concerto in provincia di Brindisi, quando, improvvisamente, delle ragazze schizzarono fuori mettendosi a ballare. Allora pensai che tutto il movimento della musica etnica, che non aveva un nome, poteva essere inteso come “taranta”. Prima non esisteva l’intuizione di collegare la mucica etnica del sud a un ritmo e un ballo. In Spagna, tutto questo è il Flamenco, che non è solo un ballo, ma una vera e propria identità. Il termine “Power” dava il senso della modernità. A questo movimento si sono subito affacciati non solo musicisti, ma anche interpreti, attori, registi e artisti vari. Oggi “Taranta power” è il nostro modo di essere meridionali e di avere un’identità inconfondibile.
La tua passione per la musica popolare nasce nel 1969, quando fondi la Nuova Compagnia di Canto Popolare. Che ci faceva un laureando in fisica nucleare con la chitarra in mano?
I ragazzi possono fare sempre più cose contemporaneamente! La chitarra classica era in controtendenza con le mode del momento. Come all’epoca lo era la NCCP. Era una scelta liceale, anticonformista. Mi divertiva andare ai concerti e portarmi dietro i libri, studiare tra un volo in aereo e un viaggio in treno. Da ragazzo ammiravo la musica brasiliana, gli artisti tranquilli, lo stile ad esempio di Joao Gilberto, mentre andavano di moda i rockettari. E loro lì, con la chitarra in mano, su una sedia con una grande espressività data solo dagli occhi socchiusi.
Dopo alterne vicende, compreso il fatto che fare world music era chic, mentre la musica popolare, il folk nostrano, era per una nicchia da sagra di paese, oggi la musica popolare sembra conquisti sempre più spazi e pubblico. Che ne pensi?
Ci vuole la coscienza di una nuova epoca, quella della globalizzazione. Oggi ascoltiamo musica da tutti gli angoli del mondo, perciò è sempre più importante l’affermazione dell’identità. Il pericolo è di perdere le radici. Abbiamo dovuto girare il mondo per anni per far capire che non facevamo la tarantella tanto per ricreare un’atmosfera di festa, ma che la nostra Taranta era una cosa seria. Adesso quest’idea conquista anche i giovani.
Gli strumenti che usi prevalentemente nelle tue composizioni, trasmettono la vitalità e l’energia di melodie così radicate nella nostra storia musicale, ma anche nella tua storia personale…
Non riesco a vedere qualcosa di più importante del tamburello che ha una tecnica tipica, esclusiva. E’ uno strumento piccolo ma che grazie al suo equilibrio riesce ad essere trascinante. La chitarra battente è unica. Ha un suono insostituibile, evocativo di certi paesaggi. Sono strumenti di partenza da cui non posso staccarmi. Io sono essenzialmente un compositore. La mia vita è scandita dalle melodie che riesco a scrivere.
“Grande sud che sarà quella anonima canzone di chi va per il mondo e si porta il sud nel cuore”… Che vuol dire avere il sud nel cuore?
Vuol dire portare il segno dei sogni, portare nel cuore, ma anche nel volto, negli occhi, il segno del nascere in luoghi dove il paesaggio ci porta a riscoprire dei punti intatti della nostra memoria. Significa avere sempre una riserva di grande poesia.
“Che il meditarraneo sia” è un inno alla ricchezza degli immigrati. “La ricchezza che ognuno apporta ogni uomo con la sua stella, nella notte del Dio che balla/ e ogni popolo con il suo Dio”… La stessa festa fatta di musica diversa… Come viene accolta la tua musica nel mondo?
Quando ho eseguito questo brano ad esempio ad Algeri o a Tunisi, ho sempre provato forti emozioni. Non è retorica. Il mio percorso mi ha portato ad incontrarmi con artisti di varia provenienza, sono scelte musicali, poetiche. E in questi luoghi da dove il sogno è partito e dove ritorna, c’è un impatto forte. Ad Algeri, ricordo in un concerto in un grande anfiteatro e il pubblico all’inizio un po’ scettico, perché noi eravamo europei e non potevamo capirne della loro musica piena di ritmo. Poi, invece, dopo un paio di brani, hanno cominciato a scatenarsi ballando con noi. Questo testimonia che si possibile la coesistenza e la musica è un grande strumento per viverla.
Cosa racconta la ballata di una madre?
Il brano è nato in sala di registrazione. Avevo la melodia ed erano già le 4 di mattina quando ho pensato di metterci un testo. Sono nate una serie di rime. Avevo in mente il concetto del rispetto delle vite, anche di chi non è ancora nato. E’ un tema di grande attualità. Purtroppo, nel dibattito pubblico, spesso alcuni ignorano il punto di vista di chi vorrebbe venire al mondo ma gli viene impedito.
Vesuvio
Nick
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venerdì 6 giugno 2008
"Taranta Power"
Enzo Avitabile & Bottari a Cerreto Sannita il 14 giugno 2008
MUSICA | Cerreto S. – Enzo Avitabile & Bottari a Cerreto Sannita il 14 giugno 2008.
Una fusione di suoni, che va dalla tradizione del ritmo primitivo di botti, tini e falci per giungere alla geniale e intensa voce di un grande artista partenopeo e al suo sassofono: Avitabile è un musicista del mondo, in viaggio perenne tra l'America nera, i villaggi della sofferenza africani e i sentieri più veri del nostro mediterraneo, proponendo musiche che, come l'albero della vita, sembrano nascere dalla terra stessa, svelandocene la meravigliosa utilità...Oggi Enzo Avitabile è un giramondo – è stato l'unico artista italiano a ricevere due inviti consecutivi dal "Sziget Festival" di Budapest, nel 2005 e 2006 – portando ovunque il suono della sua storia, di quel Sud che vuole restare ancora puro. E che è sensibile ai fenomeni universali, troppo spesso anche drammatici. Al settembre scorso risale la produzione dell'opera "Sacro Sud" (Ethnosuoni / Musiche Migranti) mentre nell'ultimo anno ancora live, live, live. Soltanto negli ultimi quattro mesi Avitabile e i Bottari di Portico sono stati protagonisti di concerti in Belgio, Spagna (Siviglia), Francia (Cannes), Svizzera, Usa (Chicago, New York al Central Park, Los Angeles), Canada (Montreal), Germania (Karlshrue) e Austria (Vienna).
Ma ora è tempo di "Festa Farina e Forca" (SudArte / il manifesto), doppio cd - a cui partecipano Matthew Herbert, Bill Laswell, Banco De Gaia, Manu Dibango, Djivan Gasparian e Luigi Lai.
martedì 3 giugno 2008
Accademia Santa Cecilia: Napoli Gothique
martedì 3 giugno 2008 di - Redazione
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Vi fiorì una splendida e vivace vita musicale di cui purtroppo conserviamo poche anche se significative testimonianze. Nel periodo dell’Ars Nova, che va dal regno di Roberto fino alla caduta di Giovanna d’Anjou e all’avvento dei Durazzo (chi ha letto Gomorra di Roberto Saviano sa di chi stiamo parlando) si sviluppò a corte una straordinaria fusione di stili italiani e francesi, marcate da quell’alternanza di gioia e malinconia che ancora oggi ci evocano la lingua e la musica napoletana.
Ci conducono in questo viaggio a ritroso nel tempo nella Napoli superba capitale di raffinata cultura l’ensemble Mala Punica e il suo direttore e fondatore Pedro Memelsdorff, dal 1987 impegnati nella diffusione della grande polifonia medievale che fiorì in Europa tra i secoli XIV e XV. Il concerto è dedicato al ricordo del grande musicologo Nino Pirrotta, alla cui eredità intellettuale si richiama un convegno che radunerà dal 4 al 6 giugno all’Accademia dei Lincei, e alle sedi dell’Università di Roma alla Sapienza e a Tor Vergata, una nutrita schiera dei maggiori musicologi italiani e stranieri esperti del periodo.
Liber Usualis Statuit ei Dominus testamentum pacis, Anonimo Kyrie, Philippe de Vitry Rex quem metrorum, Antonello da Caserta Or tolta pur me sey, Antonello da Caserta Più chiar ch ’l sol, Antonello da Caserta Deh vogliateme ordire, Anonimo Sempre serva, Filippo da Caserta De ma dolour, Antonello da Caserta Amour ma le cuer mis, Antonello da Caserta Dame gentil, Filippotto da Caserta Par les bons Gedeon et Sanson, Anonimo Ochi piangete, Anonimo Ha fortune, Anonimo Par che la vita mia.
Biglietto unico: 10 € Info 068082058 www.santacecilia.it
domenica 1 giugno 2008
Lino Cannavacciuolo apre il Leuciana Etnico
La selezione ha inizio con Lino Cannavacciuolo, musicista d'estrazione classica dalla tecnica singolare, più volte indicato dalla critica internazionale tra i “più interessanti esponenti di jazz-etnico che la scena italiana abbia mai prodotto”.
Violinista eclettico, autore, compositore ed arrangiatore, Lino Cannavacciuolo realizza una singolare sperimentazione e ricerca su nuovi e possibili linguaggi musicali. In concerto propone uno spettacolo dalle forti tinte, evocative, misteriose e accattivanti, che fa rivivere gli antichi suoni della tradizione popolare del sud d'Italia mescolati e fusi a sonorità di altri Paesi ed etnie. Ritmi popolari, come la pizzica e la tarantella, si mescolano con influenze africane, arabe e greche a loro volta contaminate dalla musica tzigana.
“La sua musica – sottolinea Nunzio Areni, direttore artistico del Leuciana - è un’esplosione di suoni e colori del Mediterraneo, che passano attraverso vibranti virtuosismi, note ipnotiche e potenti, ed una presenza scenica capace di travolgere il pubblico fin dalle prime note”. In scaletta tanti brani che, preziose tessere di un mosaico straordinario, descrivono culture, usi e costumi diversi. E’ il caso di ‘Sa lughe’ e di ‘Nu' poco 'e bbene’, ad esempio, in cui si realizza una sorprendente fusione tra la cultura e la musica popolare della Sardegna e quella del resto dell’Italia meridionale (Campania in primis).
Da sempre appassionato studioso, prosegue il suo lavoro d'indagine ed approfondimento, misurandosi con sperimentazioni affini al jazz ed alla world music, creando innovative soluzioni sonore ed inusuali architetture espressive.
Le sue collaborazioni con Roberto De Simone, Luca De Filippo, Peppe Barra ed Elena Ledda, la sua lunga militanza nel Solis String Quartet (di cui è tra i fondatori), ne hanno segnalato al grande pubblico le non comuni doti di strumentista ed arrangiatore.
Nel suo concerto è accompagnato in scena da Salvio Vassallo alla batteria, Antonio Fresa al piano, Emidio Ausiello alle percussioni, Lello Somma al basso, Ernesto Nobili alla chitarra e dalla voce di Sara Greco.
Il Leuciana Festival è promosso e sostenuto dalla Città di Caserta, inserito tra i Grandi Eventi della Regione Campania, con la collaborazione della Provincia e della Soprintendenza ai Beni Archeologici di Caserta.
sabato 31 maggio 2008
venerdì 30 maggio 2008
Ausuléa, suoni dal Sannio sacro e profano
Venerdì 30 Maggio 2008
MUSICA | Napoli – Tra il 30 e il 31 maggio la vetrina dell'Archivio Sonoro della Canzone Napoletana "Ausuléa", ovvero "ascolta", "fai attenzione": era la parola che gli "informatori", i "portatori sani di cultura popolare" premettevano a chi li andava ad ascoltare. Ed ora questo stesso termine è diventato il titolo di un disco e del gruppo che lo porta in giro in concerto e che questa settimana sarà ospite della puntata di "CantaNapoli", vetrina dell'Archivio sonoro della canzone napoletana in onda su RadioUno dalle tre della notte tra domani 30 e sabato 31 maggio. Il progetto è nato da un'idea di Fabio Crisci (voce e basso) e dalle ricerche sulla tradizione orale del Sannio beneventano di Elisabetta Landi (voce e tammorre). I brani raccolti ed affidati agli arrangiamenti di Angelo Cioffi ed alle cure di musicisti come Erasmo Petringa, si caratterizzano a loro volta per la licenziosità di gran parte delle liriche, quasi a luci rosse. "Nel canto popolare c'è un pianeta ancora da esplorare, l'autocensura ha spesso costretto all'oblio il repertorio più sfacciato ed esplicito", spiegano la Landi ed Erasmo Petringa, multistrumentista che aggiunge contaminazioni arabe ai suoni della tradizione, entrambi ospiti dei conduttori Paquito Del Bosco e Federico Vacalebre
mercoledì 28 maggio 2008
Anema e core - Video di Pino Daniele
Insieme ai fatti tristi e drammatici che stanno accadendo a Chiaiano, per contrasto ho deciso di pubblicare su questo blog anche il nuovo video di Pino Daniele "Anema e core" girato sul Jolli Hotel di Via Medina a Napoli. Spero che della mia città si possa al più presto parlare di cose come la Musica e l'Arte ( come il video che potete vedere qui) e non più di fatti come quelli legati alla spazzatura. Altrimenti cosa ci campiamo a fare ? ... mi rendo anche conto che non si può vivere girando la faccia dall'altra parte e fare finta di niente. Insomma il mio vuole essere solo un auspicio alla normalità: é forse chiedere troppo ? Nick
ANEMA E CORE
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Bande sotto il Vesuvio
Napoli Centrale
Almamegretta
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