Vesuvio

Ho realizzato questo mini cartone , mentre "sbariavo" in rete. Ho pensato che dal cratere del vesuvio invece di uscire la lava , uscissero note musicali. E' più che altro un augurio per il riscatto della mia città, che potrebbe ricominciare proprio dalla musica, che in questo periodo è poco rappresentata in Italia e nel resto del mondo.
Nick
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sabato 8 novembre 2008

Musica/ 'Canto per amore', il nuovo album di Sal Da Vinci

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Roma, 5 nov. (Apcom) - 'Canto per amore' è il titolo del nuovo album di Sal Da Vinci, in uscita il 28 novembre. Il lavoro discografico include undici brani: due inediti - 'Canto per amore' che dà il titolo all'album e ''nammuratè' - e nove grandi successi della canzone napoletana, riarrangiati in chiave contemporanea.

Il 6 novembre, inoltre, al Teatro Comunale di Caserta debutterà l'omonimo spettacolo-concerto con Sal Da Vinci protagonista per la regia e le coreografie di Gino Landi e le scene e i costumi di Cappellini e Licheri.

"La canzone napoletana ha un repertorio vasto ed estremamente difficile. Abbiamo scelto quelle melodie che per un motivo o per l'altro - ha dichiarato in una nota Gino Landi - ci sono rimaste nel cuore, per questo lo spettacolo s'intitolerà semplicemente 'Canto per amore'".

Ezmo, la musica si salva sul web Spazio illimitato e condivisione

 

Per registrarsi, gratis, bastano pochi secondi e una volta entrati
si possono caricare file musicali e condividerli con dieci persone

<B>Ezmo, la musica si salva sul web<br>Spazio illimitato e condivisione </B>

Il logo del portale

MILANO - Ezmo è un nome che gli appassionati di musica impareranno presto a conoscere. Si tratta di un portale che permette di ascoltare la propria musica preferita ovunque vi sia un collegamento a internet. In altre parole: avete centinaia di canzoni salvate sul vostro Media Player e il vostro computer non ce la fa più? Basterà "caricare" tutto su Ezmo e il patrimonio musicale sarà salvo per sempre. E fruibile in ogni momento ovunque vi sia una connessione internet. Potrà quindi anche essere ascoltato dappertutto, a casa di amici, in vacanza, a lavoro, per strada. Creato in Norvegia, il programma è già stato importato in Stati Uniti e Germania. Adesso arriva anche in Italia.
Ezmo è l'ultima frontiera della social music: chi si registra ha a disposizione uno spazio web illimitato dove caricare i brani musicali per ascoltarli in streaming da qualsiasi luogo. L'accesso è possibile via browser o attraverso Adobe Flash Player. Il programma non consente di scaricare file musicali ma è comunque possibile condividere i propri con quelli di almeno altri dieci amici, in perfetta logica Web 2.0. Per ora questo servizio è disponibile soltanto da computer, ma dall'anno prossimo le stesse funzionalità saranno disponibili anche su alcuni modelli di telefono cellulare.

Ma qual'è la differenza rispetto alla comodità offerta dai moderni lettori Mp3? La novità sta nel fatto di poter condividere i brani con altre persone e, soprattutto, senza alcun limite di spazio. Una modalità che non ha niente a che vedere con i sistemi di scambio di file in Peer-to-Peer, sia dal punto di vista della legalità dell'operazione che del "danno" eventualmente arrecabile al mercato discografico.
Il sistema di scambio proposto da Ezmo potrebbe anche rappresentare la manna dal cielo per le case discografiche in crisi. Fermare internet è impossibile, l'unica strada percorribile è quella di seguire l'evoluzione della rete ed entrarne a far parte. Le più grosse major musicali stanno infatti trattando con il portale norvegese per poter avere, in futuro, la possibilità di "vendere" i propri brani sul sito. Un accordo ancora tutto da trovare, ma che potrebbe risolvere molti problemi ad ascoltatori e artisti, sia di tipo economico che legale.
Ezmo è semplice da usare ed è gratis. Per registrarsi bastano pochi secondi e una volta entrati è possibile caricare file musicali e importare la propria libreria da iTunes, Windows Media Player o Winamp. Poi non resta che ascoltare.

lunedì 14 luglio 2008

Raiz vs Almamegretta


musica
Raiz vs Almamegretta
di Raiz
Insieme come ai vecchi tempi, ma solo per una notte. Il cantante torna con la band per un solo concerto, il 17 luglio al Neapolis Festival con i Massive Attack. Effetto revival? No, divertimento



Raiz e gli Almamegretta. Nessuna reunion. Solo un incontro per parlare di Vulgus, ultimo cd della band partenopea, dove la voce di dischi storici come Sanacoree Lingo torna a cantare in Guarda annanz’. Insieme, nell’“original line-up”, suoneranno il 17 luglio al Neapolis Festival per aprire il concerto dei Massive Attack. Perché i vecchi amici si ritrovano sempre.

RAIZ: Gennaro, che numero di cd è questo degli Almamegretta?
GENNARO: «Boh…. Il decimo, credo, forse l’undicesimo».

Come state?
G: «Il disco parla da solo: si fa ascoltare e dimostra che lo stato di salute degli Almamegretta è ottimo, anche se ci portiamo addosso un sacco di cicatrici. Ma nella vita gli imprevisti devi metterli in conto: solo che bisogna saperli trasformare in qualcosa di positivo. Il cd poi dimostra una volta di più che siamo da sempre un laboratorio. Direi che non siamo mai riusciti a spiegarlo così bene».

Forse perché prima i tempi non erano abbastanza maturi?
G: «È possibile. Vulgus è stata un’operazione rischiosa, a partire dalla scelta di metterci dentro nove cantanti diversi, da Horace Andy a Lucariello passando per una vecchia conoscenza, Julie Higgins. Si poteva creare l’effetto compilation, ma ci piace mettere elementi tanto diversi nei dischi».

Ascoltando Vulgus ci ho sentito dentro tanto reggae e dub, e l’ho avvertito come un sound molto familiare.
PAOLO: «Abbiamo cercato il suono più naturale per noi. Ma non significa aver fatto meno ricerca, solamente aver voluto un cd molto diretto». G: «La cosa curiosa è che la base di Vulgus, la canzone che dà il titolo all’album, l’ha fatta Lucariello: quindi il brano con il sound “più Almamegretta” è stato pensato da un elemento che da pochissimo fa parte del collettivo. Del resto la nostra storia è sempre stata abbastanza anomala».

È vero, anch’io quando ero nella band ho sempre avuto la sensazione di far parte di un corpo in continua mutazione. Non siamo mai stati capaci di fare due dischi uguali.
G: «Non amiamo ripeterci. Forse prima era ingenuità giovanile, oggi è demenza senile». (ride)

Ma perché abbiamo sempre avuto questa smania di ricerca?
G: «Prima di tutto è un’attitudine individuale: non siamo mai stati capaci di dare quello che ci si chiedeva. Non siamo mai riusciti a forzarci».

Gli Almamegretta sono stati a un passo dal grande successo. Ma a me personalmente non essere diventato una pop star mi ha fatto bene, mi ha permesso di sperimentare. Ora faccio il mio lavoro senza compromessi. È stato così anche per voi?
G: «Neanche io mi sono mai montato la testa. Ricordo il concerto di presentazione di Lingo a Napoli davanti a un mare di gente… era un periodo in cui riuscivamo a fare contenti tutti. Però è passato: come ho detto, le esperienze ti lasciano cicatrici, ma mica ti fanno morire dissanguato».

Parliamo di Napoli. Quanto è presente la città nell’album?
P: «All’inizio della lavorazione ho subito detto: “Non facciamo un disco in cui Napoli si lamenta di se stessa”. Poi, volenti o nolenti, si è andato a finire lì… La città usciva dalla porta e rientrava della finestra». G: «Se vuoi fare un album che non parli di Napoli devi andare lontano. E non è detto che ci riesci».

Anche nel brano in cui canto, Guarda annanz’, ho dato voce a un personaggio che parla e pensa in napoletano, ma in fondo è un personaggio che potrebbe vivere ovunque.
P: «Così come hanno fato Lucariello e Peppe Lanzetta in Bum Bum».
G: «Collaborare con Peppe è stato quasi inevitabile: noi e lui abbiamo sempre raccontato le stesse cose, solo in due modi differenti».

Nel disco Napoli è un simbolo: non l’avete raccontata come avrebbe fatto un neomelodico, che canta della signora che abita alla palazzina 6, interno 3, di Borgo Sant’Antonio Abate. Con Vulgus si potrebbe stare in una qualsiasi città del Mediterraneo.
G: «Il problema è che Napoli dovrebbe diventare una città mediterranea e insieme europea. Sembrava stesse per riuscirci, ma il profumo di rinnovamento di qualche anno fa è diventato puzza di spazzatura».

Chissà che i nostri nuovi amministratori... No, lasciamo perdere. Mi parlate un po’ della promozione del disco?
G: «Iniziamo col dire che siamo nemici delle radio. E secondo me il motivo è anche geografico. I progetti che nascono a Roma o a Milano hanno un accesso più facile alle radio. Ma se sei di Napoli e proponi un discorso musicale diverso da quello di artisti più canonici alle radio proprio non ci arrivi».
P: «Ormai si sa che gli Almamegretta non rientrano negli standard radiofonici. Possiamo anche portargli la canzone più pop dell’universo, ma c’è un pregiudizio verso di noi. Quindi la promozione sarà soprattutto live».
A proposito, il 17 luglio saremo a Napoli tutti insieme al Neapolis Festival per aprire lo show dei Massive Attack. Questo appuntamento mi fa dire che sarebbe bello non aprire soltanto i loro spettacoli quando vengono in Italia: secondo me saremmo capaci di suonare con loro anche a Londra.
P: «Hai ragione, lo abbiamo sempre pensato anche noi. Speriamo solo che il live del 17 non sia un’operazione nostalgia. Anche perché sia noi che loro ora proponiamo cose nuove».
G: «No, il revival anni Novanta non lo vuole nessuno. Però sono sicuro che ci divertiremo».

domenica 6 luglio 2008

Pomigliano Jazz 2008

 

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risorse/POMIGLIANOJAZZ/monk.jpg PIERANUNZI E GIULIANI OMAGGIANO IL GENIO DI MONK
Sul palco, insieme al pianista e al sassofonista, anche Enzo Pietropaoli e Fabrizio Sferra.
[05/07/08 15:20] Pomigliano Jazz 2008
(PRIMA) NAPOLI - L’eredità artistica di Thelonious Monk rimane una delle più originali e affascinanti che il jazz ci abbia  lasciato. “Monk suonava il piano come se non ne avesse mai visto uno prima ”, dice d... [»]
risorse/POMIGLIANOJAZZ/icporchestra.jpg ICP ORCHESTRA: DALL'OLANDA A POMIGLIANO, I MAESTRI DELLA MUSICA IMPROVVISATA
Nella loro unica tappa italiana, la band oltre al concerto del 10 luglio terrà anche seminari e incontri col pubblico. L'evento è organizzato in collaborazione con l'Ambasciata olandese di Roma.
[05/07/08 15:11] Pomigliano Jazz 2008
(PRIMA) NAPOLI - Fondata nel 1967 dal pianista e compositore Misha Mengelberg, figura storica del più estroso jazz del Vecchio Continente, l’olandese ICP Orchestra (Instant Composers Pool) è una delle più originali compagini non... [»]
risorse/POMIGLIANOJAZZ/De_vito.jpg MARIA PIA DE VITO E HUW WARREN PRESENTANO "DIALEKTOS" AL POMIGLIANO JAZZ FESTIVAL
[05/07/08 15:07] Pomigliano Jazz 2008
(PRIMA) NAPOLI - Alla XIII edizione del  Pomigliano Jazz Festival è in cartellone un incontro musicale suggestivo tra la vocalist Maria Pia De Vito e il pianista e compositore inglese Huw Warren. Un concerto-rivelazione di grandissimo impatto... [»]
risorse/POMIGLIANOJAZZ/pomijazz_MANIF.jpg DAL 10 AL 13 LUGLIO LA XIII EDIZIONE DI POMIGLIANO JAZZ
Il festival diretto da Onofrio Piccolo ospita 4 esclusive nazionali, laboratori per bambini, performance artistiche, workshop e artisti internazionali
[04/07/08 18:23] Pomigliano Jazz 2008
(PRIMA)NAPOLI -  Ritorna dal 10 al 13 luglio 2008 il Pomigliano Jazz Festival. La XIII edizione della rassegna ideata e diretta da Onofrio Piccolo - prima tappa del Circuito dei Jazz Festival della Provincia di Napoli - punta a bissare il successo de... [»]
MUSICA: IN PROVINCIA DI NAPOLI 7 APPUNTAMENTI CON IL JAZZ D'AUTORE
[04/07/08 15:49] Pomigliano Jazz 2008
(PRIMA) NAPOLI - La lunga estate calda del jazz sta per cominciare. Dal 10 luglio al 21 settembre, la terza edizione del Circuito Jazz Festival percorrerà Napoli e la sua provincia come un continuo, intensissimo brivido jazz. Un’emozione fatt... [»]
risorse/POMIGLIANOJAZZ/pomijazz_MANIF.jpg POMIGLIANO JAZZ 2008: OGGI LA PRESENTAZIONE DEL CARTELLONE
[04/07/08 11:29] Pomigliano Jazz 2008
(PRIMA) NAPOLI - Oggi Venerdì 4 luglio, alle ore 12, presso la sala “Mariella Cirillo” del palazzo della Provincia di Napoli, si terrà la conferenza stampa di presentazione dell’edizione 2008 del Circuito Jazz Festiva... [»]

venerdì 4 luglio 2008

Afraka


Afrakà Rock Festival AFRAGOLA (Napoli). La XIV edizione dell’Afrakà Rock Festival di Afragola prende il via mercoledì 9 luglio con il primo concerto della rassegna che vedrà protagonisti Eugenio Bennato e Ciccio Merolla.



Si  susseguiranno, poi, fino al 18 luglio,  una serie di concerti gratuiti che vedranno protagonisti musicisti e gruppi del panorama musicale italiano ed internazionale come. La kermesse, promossa dal Comune di Afragola, con il patrocinio della Regione Campania, che vede da anni il proliferare di eventi musicali ed artistici, è curata da  Lino Vairetti, anima  degli Osanna, uno dei gruppi che con Pfm e Banco ha portato alta la bandiera del rock italiano nei primi anni '70.

I concerti si terranno nella villa comunale, l’ingresso è gratuito.

Il programma completo della manifestazione:

09 luglio 2008 Pineta - Villa Comunale di Afragola Ore 21.30 EUGENIO BENNATO - CICCIO MEROLLA

10 luglio 2008 Pineta - Villa Comunale di Afragola Ore 21.30 FRANK GAMBALE – PRESENCE

11 luglio 2008 Pineta - Villa Comunale di Afragola Ore 21.30 BETTY LAVETTE – THE PLATTERS

16 luglio 2008 Pineta - Villa Comunale di Afragola Ore 21.30 ERIC MARTIN – RICHIE KOTZEN

17 luglio 2008 Pineta - Villa Comunale di Afragola Ore 21.30 DELIRIUM – TERRA SONORA

18 luglio 2008 Pineta - Villa Comunale di Afragola Ore 21.30 LE ORME – OSANNA & DAVID JACKSON

www.afraka.it

 Fabrizio Fedele degli "Osanna"

giovedì 19 giugno 2008

CONCERTO DI GALA PER I 4 ANNI DELL’ARCHIVIO SONORO DELLA CANZONE NAPOLETANA









CONCERTO DI GALA PER I 4 ANNI DELL’ARCHIVIO SONORO DELLA CANZONE NAPOLETANAQuattro
anni di attività, quando sono di successo, vanno festeggiati. E’ il
caso dell’Archivio sonoro della canzone napoletana, che nel 2004 ha
iniziato la preziosa attività di raccogliere, documentare,
digitalizzare e mettere a disposizione del pubblico ogni riproduzione
musicale del repertorio canoro partenopeo. Un piccolo grande lavoro,
che mette insieme oltre 40.000 titoli di sole canzoni napoletane, alla
maggior parte dei quali è già associata una scheda che ne fa conoscere
autori, esecutori, casa editrice musicale, anno di composizione. Il 30
giugno al Teatro San Carlo sarà il giorno per brindare e festeggiare
questo progetto, di cui è direttore Paquito del Bosco. Al concerto di gala dell’archivio sonoro della canzone
napoletana, che presto diventerà l’archivio multimediale, tanti gli
artisti che interverranno, dagli Avion Travel che proporranno in prima
nazionale brani napoletani e trasposizioni in dialetto di capolavori
brasiliani, poi sarà la volta dei Solis String QUartet E Tertesa
Salgueriro, per un viaggio nella canzone classica dal duecento al
dopoguerra, dalle villanelle a carosone. Ad aprire la festa il
miniconcerto di Nando Citarella .






lunedì 9 giugno 2008

Sacri Misteri napoletani

Muove i primi passi la rassegna concertistica “La gabbia delle voci. Racconto in 8 quadri musicali seri, semiseri, poco seri” curata dall’Associazione Mysterium Vocis.
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Il primo concerto “Sacri Misteri napoletani”, Il 4 giugno alle ore 20.30 presso la Chiesa di Santa Caterina da Siena a Napoli, il gruppo napoletano, diretto da Rosario Totaro, è stato impegnato nel repertorio sacro del Settecento napoletano con musiche di Domenico Scarlatti, Nicola Fago, Niccolò Jommelli e Pasquale Cafaro.
Solisti Roberta Andalò, Sabrina Santoro, Daniela Del Monaco, Guido Ferretti e Sergio Petrarca, all’organo Pierfrancesco Borrelli.

La rassegna, che si articolerà in otto concerti e si concluderà a dicembre, esplorerà la musica vocale dalla villanella al Lied tedesco, con l’apporto di solisti e gruppi che nel tempo hanno costruito una solida consuetudine con l’Associazione, condividendone l’impegno e la passione musicale.

Tra questi il soprano Valentina Varriale, accompagnata al violino da  Vincenzo Bianchi e al clavicembalo da Mariarosaria Marchi (25 giugno), il gruppo I Madrigalanti, (22 ottobre), il coro InCanto Flegreo, diretto da Davide Troìa (26 novembre) ed infine (10 dicembre) un gruppo di solisti, Grifone, Videtta, Punziano, Di Fraia, accompagnato dal pianoforte a 4 mani da Natale Palena e Marco Palumbo, presenterà, insieme al coro Mysterium Vocis, un programma sull’Ottocento tedesco.

Per il coro appuntamenti il 18 giugno, Villanelle costumate e scostumate, l’8 ottobre, Francia/Spagna, attraverso i Pirenei, ed il 26 novembre, grazie all’ospitalità dell’Augustissima Arciconfraternita dei Pellegrini, un programma sacro dedicato alla musica di Gabriel Fauré,
organista Ernesto Pagliano, soprano Valentina Varriale, baritono Giuseppe Naviglio.

Resa possibile dall’ospitalità offerta dal Centro di Musica Antica Pietà de’ Turchini, con cui il coro Mysterium Vocis collabora stabilmente, la rassegna mira a presentare la musica vocale, ritenuta spesso la più “difficile” tra le varie espressioni sonore, in un contesto ampio e variegato, con brevi incursioni di altri linguaggi espressivi, dal teatro alla fotografia.
Obiettivo dell’operazione il pubblico dei neofiti, dei non-preparati e dei semplici esploratori di un repertorio che, soprattutto a Napoli, cela inaspettati tesori di tutte le epoche.

venerdì 6 giugno 2008

"Taranta Power"

Musica: Eugenio Bennato racconta la sua "Taranta Power"

Il musicista napoletano porterà il suo ritmo trascinante e i suoi testi carichi di poesia al Parco degli Acquedotti, il 18 giugno, con"Grande Sud" di Concita De Simone

Mandola e chitarra battente; sole e terra; ritmo e poesia: questi i connubi per presentare Eugenio Bennato, quello della Taranta Power (www.tarantapower.it), quello che a Sanremo, all’ultimo Festival, con “Grande sud” ha scatenato la compassata platea e che a Vicenza, al Festival Biblico tenutosi nelle scorse settimane, ha proposto una grande festa della “mediterraneità”, come luogo di incontro e dimora di popoli e culture diverse.

In pieno tour promozionale, per presentare al pubblico il suo nuovo album “Grande Sud”, 5 canzoni inedite più 7 motivi estremamente popolari del suo repertorio, ri arrangiati e reinterpretati, Eugenio Bennato sarà anche a Roma il prossimo 18 giugno al Parco degli Acquedotti, nei pressi di Cinecittà. Mandola, chitarra battente (quella a 5 corde, di origine barocca) e tamburello, sono gli strumenti principali della sua taranta. Il sole, di cui si diceva all’inizio, è quello di Napoli, la città che gli ha dato i natali nel 1947 e la terra rappresenta il suo attaccamento viscerale alle sue origini. Il ritmo è quello trascinante delle sue composizioni; la poesia, quella dei suoi testi e quella dell’espressività con cui ammalia sul palco.

Incontriamo Eugenio Bennato nella sede dell’ufficio che gli cura la promozione (Italia Promotions), dove lui, da bravo meridionale accogliente, fa gli onori di casa offrendo a tutti un tiramisù.

Quando uno pensa a Eugenio Bennato, pensa alla Taranta power, che non è solo una canzone del tuo ultimo album, ma un vero e proprio movimento che tu hai fondato esattamente 10 anni fa. Che cos’era allora e cos’è diventato oggi?
Era la convinzione che fossero maturi i tempi per chiamare a raccolta tante energie, perché il movimento si appoggiava a me ma ha coinvolto subito tante persone spontaneamente. Tutto è nato durante un concerto in provincia di Brindisi, quando, improvvisamente, delle ragazze schizzarono fuori mettendosi a ballare. Allora pensai che tutto il movimento della musica etnica, che non aveva un nome, poteva essere inteso come “taranta”. Prima non esisteva l’intuizione di collegare la mucica etnica del sud a un ritmo e un ballo. In Spagna, tutto questo è il Flamenco, che non è solo un ballo, ma una vera e propria identità. Il termine “Power” dava il senso della modernità. A questo movimento si sono subito affacciati non solo musicisti, ma anche interpreti, attori, registi e artisti vari. Oggi “Taranta power” è il nostro modo di essere meridionali e di avere un’identità inconfondibile.

La tua passione per la musica popolare nasce nel 1969, quando fondi la Nuova Compagnia di Canto Popolare. Che ci faceva un laureando in fisica nucleare con la chitarra in mano?
I ragazzi possono fare sempre più cose contemporaneamente! La chitarra classica era in controtendenza con le mode del momento. Come all’epoca lo era la NCCP. Era una scelta liceale, anticonformista. Mi divertiva andare ai concerti e portarmi dietro i libri, studiare tra un volo in aereo e un viaggio in treno. Da ragazzo ammiravo la musica brasiliana, gli artisti tranquilli, lo stile ad esempio di Joao Gilberto, mentre andavano di moda i rockettari. E loro lì, con la chitarra in mano, su una sedia con una grande espressività data solo dagli occhi socchiusi.

Dopo alterne vicende, compreso il fatto che fare world music era chic, mentre la musica popolare, il folk nostrano, era per una nicchia da sagra di paese, oggi la musica popolare sembra conquisti sempre più spazi e pubblico. Che ne pensi?
Ci vuole la coscienza di una nuova epoca, quella della globalizzazione. Oggi ascoltiamo musica da tutti gli angoli del mondo, perciò è sempre più importante l’affermazione dell’identità. Il pericolo è di perdere le radici. Abbiamo dovuto girare il mondo per anni per far capire che non facevamo la tarantella tanto per ricreare un’atmosfera di festa, ma che la nostra Taranta era una cosa seria. Adesso quest’idea conquista anche i giovani.

Gli strumenti che usi prevalentemente nelle tue composizioni, trasmettono la vitalità e l’energia di melodie così radicate nella nostra storia musicale, ma anche nella tua storia personale…
Non riesco a vedere qualcosa di più importante del tamburello che ha una tecnica tipica, esclusiva. E’ uno strumento piccolo ma che grazie al suo equilibrio riesce ad essere trascinante. La chitarra battente è unica. Ha un suono insostituibile, evocativo di certi paesaggi. Sono strumenti di partenza da cui non posso staccarmi. Io sono essenzialmente un compositore. La mia vita è scandita dalle melodie che riesco a scrivere.

“Grande sud che sarà quella anonima canzone di chi va per il mondo e si porta il sud nel cuore”… Che vuol dire avere il sud nel cuore?
Vuol dire portare il segno dei sogni, portare nel cuore, ma anche nel volto, negli occhi, il segno del nascere in luoghi dove il paesaggio ci porta a riscoprire dei punti intatti della nostra memoria. Significa avere sempre una riserva di grande poesia.

“Che il meditarraneo sia” è un inno alla ricchezza degli immigrati. “La ricchezza che ognuno apporta ogni uomo con la sua stella, nella notte del Dio che balla/ e ogni popolo con il suo Dio”… La stessa festa fatta di musica diversa… Come viene accolta la tua musica nel mondo?
Quando ho eseguito questo brano ad esempio ad Algeri o a Tunisi, ho sempre provato forti emozioni. Non è retorica. Il mio percorso mi ha portato ad incontrarmi con artisti di varia provenienza, sono scelte musicali, poetiche. E in questi luoghi da dove il sogno è partito e dove ritorna, c’è un impatto forte. Ad Algeri, ricordo in un concerto in un grande anfiteatro e il pubblico all’inizio un po’ scettico, perché noi eravamo europei e non potevamo capirne della loro musica piena di ritmo. Poi, invece, dopo un paio di brani, hanno cominciato a scatenarsi ballando con noi. Questo testimonia che si possibile la coesistenza e la musica è un grande strumento per viverla.

Cosa racconta la ballata di una madre?
Il brano è nato in sala di registrazione. Avevo la melodia ed erano già le 4 di mattina quando ho pensato di metterci un testo. Sono nate una serie di rime. Avevo in mente il concetto del rispetto delle vite, anche di chi non è ancora nato. E’ un tema di grande attualità. Purtroppo, nel dibattito pubblico, spesso alcuni ignorano il punto di vista di chi vorrebbe venire al mondo ma gli viene impedito.

martedì 3 giugno 2008

Accademia Santa Cecilia: Napoli Gothique

Spettacolo: musica classica

 

Giovedì 5 giugno, Sala Sinopoli, Auditorium Parco della Musica, Roma

martedì 3 giugno 2008 di - Redazione


Lettori unici di questo articolo: 5
La Polifonia della Napoli angioina con l’Ensemble Mala Punica OMAGGIO A NINO PIRROTTA. Poche corti europee dovevano eguagliare in magnificenza e patrocinio artistico quella di Roberto d’Anjou ’il Saggio’, re di Napoli dal 1309 al 1343. Ne furono ospiti Petrarca, Boccaccio e Giotto.

Vi fiorì una splendida e vivace vita musicale di cui purtroppo conserviamo poche anche se significative testimonianze. Nel periodo dell’Ars Nova, che va dal regno di Roberto fino alla caduta di Giovanna d’Anjou e all’avvento dei Durazzo (chi ha letto Gomorra di Roberto Saviano sa di chi stiamo parlando) si sviluppò a corte una straordinaria fusione di stili italiani e francesi, marcate da quell’alternanza di gioia e malinconia che ancora oggi ci evocano la lingua e la musica napoletana.

Ci conducono in questo viaggio a ritroso nel tempo nella Napoli superba capitale di raffinata cultura l’ensemble Mala Punica e il suo direttore e fondatore Pedro Memelsdorff, dal 1987 impegnati nella diffusione della grande polifonia medievale che fiorì in Europa tra i secoli XIV e XV. Il concerto è dedicato al ricordo del grande musicologo Nino Pirrotta, alla cui eredità intellettuale si richiama un convegno che radunerà dal 4 al 6 giugno all’Accademia dei Lincei, e alle sedi dell’Università di Roma alla Sapienza e a Tor Vergata, una nutrita schiera dei maggiori musicologi italiani e stranieri esperti del periodo.

Liber Usualis Statuit ei Dominus testamentum pacis, Anonimo Kyrie, Philippe de Vitry Rex quem metrorum, Antonello da Caserta Or tolta pur me sey, Antonello da Caserta Più chiar ch ’l sol, Antonello da Caserta Deh vogliateme ordire, Anonimo Sempre serva, Filippo da Caserta De ma dolour, Antonello da Caserta Amour ma le cuer mis, Antonello da Caserta Dame gentil, Filippotto da Caserta Par les bons Gedeon et Sanson, Anonimo Ochi piangete, Anonimo Ha fortune, Anonimo Par che la vita mia.

Biglietto unico: 10 € Info 068082058 www.santacecilia.it

venerdì 30 maggio 2008

Ausuléa, suoni dal Sannio sacro e profano

 

Venerdì 30 Maggio 2008

 

MUSICA | Napoli – Tra il 30 e il 31 maggio la vetrina dell'Archivio Sonoro della Canzone Napoletana "Ausuléa", ovvero "ascolta", "fai attenzione": era la parola che gli "informatori", i "portatori sani di cultura popolare" premettevano a chi li andava ad ascoltare. Ed ora questo stesso termine è diventato il titolo di un disco e del gruppo che lo porta in giro in concerto e che questa settimana sarà ospite della puntata di "CantaNapoli", vetrina dell'Archivio sonoro della canzone napoletana in onda su RadioUno dalle tre della notte tra domani 30 e sabato 31 maggio. Il progetto è nato da un'idea di Fabio Crisci (voce e basso) e dalle ricerche sulla tradizione orale del Sannio beneventano di Elisabetta Landi (voce e tammorre). I brani raccolti ed affidati agli arrangiamenti di Angelo Cioffi ed alle cure di musicisti come Erasmo Petringa, si caratterizzano a loro volta per la licenziosità di gran parte delle liriche, quasi a luci rosse. "Nel canto popolare c'è un pianeta ancora da esplorare, l'autocensura ha spesso costretto all'oblio il repertorio più sfacciato ed esplicito", spiegano la Landi ed Erasmo Petringa, multistrumentista che aggiunge contaminazioni arabe ai suoni della tradizione, entrambi ospiti dei conduttori Paquito Del Bosco e Federico Vacalebre

sabato 19 aprile 2008

Vai mò 2008


E' uscito il singolo "Anema e cuore" che fa da apripista al nuovo album "Ricomincio da 30" che poi farà seguito l'attesissimo Tour con i grandi musicisti napoletani che hanno accompagnato il "Pino" national nei tempi d'oro.
Per saperne di più cliccare sul link del post.

venerdì 28 marzo 2008

Almamegretta :: Almamegretta



Almamegretta :: Almamegretta
E' Uscito il nuovo disco degli Almamegretta

sabato 9 febbraio 2008

Vai Mò 30 anni dopo

Ecco una notizia davvero interessante che farà felici gli appassionati del Pino Daniele dei tempi d'oro. Nick

«E riformo la band con cui ho inziato»

vaimo08-corriereDue foto. Con gli stessi personaggi e un mucchio di tempo trascorso tra il primo e il secondo scatto. «E io sono l’ unico ad avere i capelli bianchi», sorride Pino Daniele dopo essere riuscito finalmente a «sottrarsi» ai flash. «Il fatto è che a me non va di fare la star», spiega Pino mentre afferra la sua chitarra e si avvia verso l’ usc ita dello studio fotografico. Pose, obbiettivi, luci, effetti speciali: niente di più distante dal «mascalzone latino». Ma questa volta il gioco vale la candela perché il messaggio alla gente deve arrivare forte e chiaro: Pino Daniele torna a suonare con quel gruppo che nel lontano 1981 radunò in piazza del Plebiscito, a Napoli, circa duecentomila persone. Succederà a luglio, allo stadio San Paolo, con il concerto «Vai mo’ 2008» (dopo il 10 febbraio sarà attivo un omonimo sito internet). Ma non è tutto qui: insieme con Tullio De Piscopo, Tony Esposito, James Senese, Rino Zurzolo e Joe Amoruso, l’ «uomo in blues» è tornato in sala per registrare tre cd con il meglio della sua storia musicale: da «Terra mia» a «Che Dio ti benedica», da «Napule è» a «Yes I know my way», da «’ Na tazzulella ‘ e cafè» a «’ O scarrafone». L’ album (nei negozi a maggio, ma anticipato da un singolo in radio da aprile) conterrà quattro inediti (anche in napoletano) e inoltre vedrà la collaborazione di Al Di Meola e Chiara Civello. Titolo del cofanetto? «”Ricomincio da 30″». Chiaro riferimento a… «Massimo Troisi. Quest’ anno festeggio trent’ anni di carriera e voglio dedicarli al mio amico». Scusi, ma quando cantava «Je so’ pazzo» era una sorta di outing? «Perché?». Ma come, per anni ha detto che la stagione del «neapolitan power» era finita, che non avrebbe avuto più senso tornare con il vecchio gruppo (colpa anche di attriti e dissapori), che non aveva più voglia di comporre in napoletano… E adesso? «Allora sì, so’ pazzo». Meno sinteticamente? «Mi piace l’ idea di fare qualcosa di positivo, di rimescolare un po’ le carte, di ripercorrere la mia storia e dimostrare che si possono mettere in piedi eventi che non hanno nulla a che vedere con il marketing». Però sarà difficile tenere alla larga l’ effetto nostalgia. «Se qualcuno sentirà questo sentimento, libero di provarlo. A me quest’ operazione serve a ben altro». Si può dire? «Certo. Innanzi tutto a darmi la forza di non abbassare mai la guardia. E poi ho una gran voglia di lasciare ai miei figli, soprattutto ai tre più piccoli, qualcosa di importante». Già, perché loro non hanno l’ età per ricordarsi del papà che riempiva piazza del Plebiscito con il suo supergruppo. E vivendo a Roma, sanno poco anche di Napoli… «Ecco, tra un po’ arriva la domanda sulla monnezza». Impossibile non fargliela: lei è napoletano e già trent’ anni fa cantava «Napule è ‘ na carta sporca e nisciuno se ne importa». «Aver composto quella canzone non è mica un vanto. Sarebbe stato più bello scrivere “Napule è ‘ na carta dorata…”». Resta il fatto che la città è sull’ orlo del collasso. «Ma io che posso fare! Sono solo un musicista. Se qualcuno mi dicesse: “Pino, se vai a suonare gratis in piazza del Plebiscito per una settimana di seguito risolviamo il problema”, pinoanni80non ci penserei su due volte e mi precipiterei a Napoli». È vero, lei può fare ben poco per il disastro dell’ immondizia, però altri avrebbero potuto evitare questo scempio. «Alt, non incominciamo con la storia che la colpa è di Bassolino o della Iervolino». Allora di chi è? «Io so solo che i commissari che si sono avvicendati sono stati nominati sia da Berlusconi che da Prodi. E poi in questa vicenda non va dimenticato un particolare importante: le persone che protestavano per la realizzazione degli inceneritori sono le stesse che oggi si vedono in tv che si oppongono alla riapertura delle discariche. Basta fare due conti…». Qual è la cosa che più detesta di Napoli? «La scarsa volontà dei napoletani di aiutarsi tra di loro e l’ incapacità di ribellarsi in modo costruttivo allo stato delle cose: non ho mai amato gli arruffapopoli o quelli che danno la colpa al destino». Se la sente di dare un giudizio sul governo che è andato a casa? «Il fatto è che non mi riconosco più in questa sinistra». Che fa, sterza a destra? «Questo è impossibile, perché le mie radici non le abbandono. Di certo non mi sento un comunista. Mi definirei un socialista che non guarda più ai partiti ma alle persone». E in questo momento chi le piace? «Bobo Craxi. Ogni tanto ci vediamo, è un grande intenditore di musica. Lo vedrei bene come ministro della cultura». Torniamo al suo mestiere: cos’ è che le ha fatto venir voglia di tornare a scrivere in napoletano? «Il nuovo film di Alessandro Siani, La seconda volta non si scorda mai, di cui ho scritto la colonna sonora. Alessandro è bravo, e anche Elisabetta Canalis che recita con lui non sfigura». Siani le ricorda Troisi? «Purtroppo il paragone sarà la sua croce, ma lui deve guardare avanti». Perché tiene tanto alla sua fama di antipatico? Scherzando con il pubblico, lo ha ribadito anche durante un suo recente concerto al teatro Smeraldo di Milano. «Un po’ perché è il mio carattere, e un po’ perché ho sempre combattuto lo stereotipo del napoletano fanfarone e simpatico a tutti i costi». C’ è un brano che non è mai presente nei suoi show, «T’ aggia vede’ morta» (Ti devo vedere morta): come mai? «Il testo è di Massimo (Troisi, ndr). Ricordo perfettamente che eravamo in macchina e lui buttò giù le parole. Non riesco proprio a cantarlo, la malinconia mi strozzerebbe le parole in gola».

Grande notizia per i fan del Pinotto


Pino Daniele e il ritorno del supergruppo

Un triplo album con 50 brani

Quattro inediti, ospite Di Meola

Il 2 luglio lo show al San Paolo

De Piscopo e «l’intesa ritrovata»

«In un momento come questo, volevo fare una cosa per la mia città, volevo dire ai napoletani: io sto cca, dove sono sempre stato, con voi. Non sono un politico, ma un musicante, che altro potevo fare se non suonare con dei grandi musicisti napoletani?». È il nero a metà in persona a confermare la notizia anticipata da «Il Mattino». Pino Daniele ha ritrovato il suo supergruppo, la migliore formazione messa in campo dalla musica italiana: Tullio De Piscopo alla batteria, Tony Esposito alle percussioni, James Senese al sax, Rino Zurzolo al basso e Joe Amoruso alle tastiere. Le prime session hanno fatto faville, promettono amarcord e nuove meraviglie.

Pino & JamesPino ha appena superato la boa dei primi trent’anni di carriera (il 45 «Che calore» uscì nel ’76, il primo lp «Terra mia» l’anno successivo) e ha deciso di celebrare l’anniversario con un cofanetto antologico di tre cd in uscita a maggio. «Il titolo è un omaggio, forse anche scontato, a Troisi: ”Ricomincio da 30”. Massimo mi manca, ci sarebbe voluto il suo sorriso amaro, la sua capacità di sdrammatizzare per raccontare questi giorni amari e balordi, la nostra povera Napoli, la nostra povera Italia. Mi viene il Battiato di ”Povera patria”», commenta il cantautore.

«Ricomincio da 30» uscirà in maggio, anticipato dal primo singolo, atteso nelle radio ad aprile: è un pezzo dedicato alla storia di Pino e dei suoi amici ritrovati in cui torna lo slang anglo-partenopeo dei tempi d’oro, «Anema e core» il titolo provvisorissimo. Altri tre gli inediti in scaletta, cinquanta in tutto i pezzi da far entrare nel box edito dalla Sony Bmg, tra versioni storiche e nuove, registrate con i ritrovati «uomini in blues». Daniele ha chiesto a De Piscopo e agli altri mascalzoni latini di rileggere alcune perle del suo primo periodo, quello precedente al supergruppo e al capolavoro «Vai mò» del 1981, per evitare l’overdose di nostalgia canaglia. «Putesse essere allero», «Napule è», «Chiove», «Chi tene ’o mare», «Je so’ pazzo» e «I say ’i sto cca» nePino & Tulliolle registrazioni nello studio romano di via di Ripetta rivivono con le spazzole di De Piscopo e il contrabbasso di Zurzolo a tessere un’atmosfera da jam acustica. Il sassofono rovente di Senese, i tamburi esotici di Esposito, le tastiere liquide di Amoruso moltiplicano colori, ritmo e armonie, lasciando pregustare l’evento unico in programma al San Paolo, probabilmente il 2 luglio: venerdì sono in programma i primi sopralluoghi nello stadio napoletano con i tecnici per le necessarie autorizzazioni. Si parte dall’idea di utilizzare una sola curva, ma potrebbe essere troppo poco per l’attesa dei fan: basta dare un’occhiata ai siti non ufficali (quello doc, www.vaimo2008.it, sarà on line da domenica) per rendersi conto delle aspettative. Anche senza aggiungere il richiamo di eventuali ospiti internazionali: si è fatto il nome di Carlos Santana. A Natale un dvd potrebbe documentare il tutto.

Tra gli ospiti annunciati del disco la chitarra di Al Di Meola («Appocundria») e la voce jazzy di Chiara Civello, nella track list anche «Viento», «Terra mia», «Resta resta cu’mme», «Quando», «’Na tazzulella ’e cafè», «Yes I know my way», «Anna verrà», «A me me piace ’o blues», «’O scarrafone», «Che dio ti benedica»: le prossime sedute di registrazioni stabiliranno quali nelle versioni originali e quali riarrangiate da Pino con gli antichi compari.

Sembrano sopite le antiche ferite che portarono allo scioglimento della magnifica all star band made in Naples che toccò l’apice il 19 settembre 1981 davanti ai 200.000 di stadiopiazza del Plebiscito. «Ci siamo ritrovati come se nulla fosse successo», racconta Tullio De Piscopo: «Certo, le incomprensioni, la ruggine, gli errori ci sono stati, ma il feeling, per citare una canzone di Pino, quello non se ne va». L’operazione «Vai mò 2008» è scattata. Intanto in libreria è arrivato «Fortunato. Vita, morte e nessun miracolo di un tarallaro napoletano» (Pironti), in cui Massimo Andrei racconta la vita del più celebre tarallaro partenopeo. Il mascalzone latino gli dedicò uno dei pezzi dell’lp d’esordio, quello che faceva: «Fortunato tene ’a robba bella, ’nzogna, ’nzogna». «Era una bella faccia antica, di quella Napoli che non c’è più», ricorda Daniele. Ma almeno la Napoli-carta sporca di sempre ha ritrovato il suo cantore e gli uomini in blues.

di Federico Vacalebre


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